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26/04/2021

Lucera: La Cittą che vogliamo
Nel 2041

di Umberto Mastromartino

LUCERA 2041
Pubblicato il manifesto per la città che vogliamo tra vent'anni
 
Lucera 26 aprile 2021 - È stato pubblicato in data odierna il manifesto Lucera 2041. La città che vogliamo tra vent'anni, scritto e firmato da un gruppo di cittadini lucerini, che risiedono in città o che vivono altrove, che hanno deciso di occuparsi della vita della comunità. Non contiene proposte, almeno non per ora. Contiene valori da condividere, una visione del mondo e di città. Vogliamo pensare quale debba essere la Lucera in cui vivremo tra vent'anni. Perché il futuro non si aspetta, si costruisce giorno dopo giorno, con impegno e condivisione. Tutti insieme, come una comunità bella, coesa e solidale.
Chiunque voglia firmarlo può inviare una mail a lucera2041@gmail.com, o sottoscriverlo sulla pagina facebook Lucera 2041. La città che vogliamo tra vent'anni o sul profilo instagram @lucera2041.
Di seguito il testo integrale del manifesto e i nomi dei cittadini che lo propongono:
Questo documento nasce dall’esigenza di un gruppo di cittadini di dare più senso alla propria presenza in città, decidendo di occuparsi della Cosa Pubblica. L’idea è quella di costruire un’aggregazione di persone che insieme cammini, rifletta e agisca per partecipare come attori protagonisti alle scelte cruciali che abbiamo davanti e che determineranno la vita dei lucerini per i prossimi anni.
Siamo convinti che le scelte, politiche, economiche e sociali che non abbiano uno sguardo lungo sul futuro siano destinate a fallire: perché non ci si può occupare della vita delle persone guardandosi la punta delle scarpe, ma servono idee, visioni e radicamento. Scegliere oggi in quale città vogliamo che vivano i nostri figli e tutti quelli che verranno dopo di noi è prima di tutto un atto di rispetto verso chi Lucera ce l’ha consegnata chiedendoci di abitarla responsabilmente; è poi un modo di amare chi verrà, essendo pienamente padri e madri che si prendono cura prima di tutto di chi è indietro e non ce la fa a stare al passo, poi di tutti gli altri.
Abbiamo bisogno di dare senso, quindi, di trovare il filo di una presenza e di un impegno: Cercasi un fine. Bisogna che il fine sia onesto. Grande. Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come lei vuole amare se non con la politica o col sindacato o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più il tempo delle elemosine, ma delle scelte. (Scuola di Barbiana, Lettera a una professoressa).
In questo Manifesto, che vi chiediamo di sottoscrivere, troverete 9 punti su cui vorremmo incontrarci. Non sono proposte, o almeno non ancora. Sono valori che possiamo, che dobbiamo condividere, il punto di partenza per un lavoro di azione che dovrà radicarsi, e per radicarsi avrà bisogno di essere pensato, vissuto, amato. Siamo convinti che un mondo deideologizzato non riesca, molto spesso, ad orientare le azioni dentro una proposta ideale che dovrebbe essere la precondizione della politica. Noi vogliamo invece incontrarci su quello che siamo, su quello che abbiamo nel cuore, sul modo con cui guardiamo il mondo e decidiamo di vivere la nostra vita. Come padri e madri responsabili, come figli partecipi, come amici legati da un affetto profondo gli uni alle sorti degli altri. Come una comunità. Una comunità che cammina, che ama, che spera, che lotta, che cresce, che non lascia indietro nessuno, che quando cade sa rialzarsi perché non è mai sola. Perché nessuno basta a sé stesso, e se non saremo in grado di vivere insieme sarà chi verrà dopo di noi a pagarne le conseguenze. Vogliamo essere una comunità capace di non mettere alla berlina le differenze, ma che sappia accoglierle e accompagnarle, che sappia fare sintesi e orientare le decisioni. Vogliamo essere un luogo che sappia costruire una città bella, in cui essere felici, in cui restare o andare via sia una scelta e non un obbligo, e che faccia del senso morale un approccio politico alle cose e non solo, nel migliore dei casi, una fonte di indignazione.
Perché, come dicevamo prima con i ragazzi di Barbiana, questo è il tempo delle scelte, non delle elemosine, perché in questo secolo non si può amare se non con la politica.
1. UNA CITTÀ CHE CAMMINA INSIEME
Vogliamo che Lucera sia una comunità vera. Che sia coesa, solidale, capace di abitare le pieghe della storia con responsabilità e senso morale, che sappia mettere le mani nelle ferite di tanti, che guardi il futuro con la fierezza di chi sa di avere alle spalle una storia gloriosa che va celebrata proiettandola in un futuro tutto da scrivere, che sia sostenibile e vivibile.
2. UNA CITTÀ CHE CURA
Vogliamo che Lucera sia un luogo di cura per tutti. Cura non è una parola sanitaria, è la vocazione intima, potente e necessaria dell’uomo che si fa carico delle sofferenze e del futuro dell’altro, prima di tutto di chi è più indietro e non ce la fa. Una città della cura è una comunità che contrasta le povertà, che mette al centro la dignità delle persone e le loro necessità materiali e non, che si costruisce sui deboli, che combatte le disuguaglianze perché non c’è cosa più ingiusta che fare parti uguali tra disuguali.
Una città che cura è una città dove esistono luoghi per curare: un ospedale, certo, ma anche un sistema di sanità pubblica che entra nelle case, che interviene sui bisogni ma è anche capace di prevenirli, di sostenerli, di accompagnarli.
Una città che non veda gli anziani come un peso da sopportare, ma come una risorsa di saggezza e di esperienza per il futuro.
Una città che cura è una città in cui non si muore d’indifferenza, di mancanze, di negligenze, di soprusi.
Una città che cura è una città in cui la comunità tutta insieme accompagna e accoglie, che si mette problematicamente di fronte alle fatiche di tanti e trova le soluzioni per alleviarle prima e per risolverle poi.
3. UNA CITTÀ CHE LOTTA
Vogliamo che Lucera sia un luogo in cui costruire un orizzonte di giustizia sociale. In cui il lavoro, l’assistenza sanitaria, l’educazione, la relazione, l’amore, la libera espressione, la casa, la libertà di circolazione siano per tutti al di là dei mezzi di cui si dispone.
Una città che lotta è una città in cui nessuno può prevaricare nessun’altro, in cui nessuno viene escluso, in cui nessuno resta indietro.
Una città che lotta è una città in cui tutti sanno che ci sarà qualcun altro che ne difenderà i diritti e la dignità.
4. UNA CITTÀ CHE CRESCE
Vogliamo che Lucera sia una città in cui ciascuno possa realizzare le proprie aspirazioni, in cui le risorse pubbliche siano realmente di tutti, in cui il lavoro sia un luogo di dignità e mai di sfruttamento.
Una città che cresce è una città in cui il lavoro e il sacrificio di ciascuno contribuiscono al benessere di tutti.
Una città che cresce è la città in cui la cultura è patrimonio su cui fondare il progresso e il futuro, perché la cultura serve se mette al centro l’uomo nella sua dimensione integrale e aiuta a decodificare la realtà che abbiamo davanti e a dare risposte complesse a domande complesse.
5. UNA CITTÀ CHE EDUCA
Vogliamo che Lucera sia una città in cui si metta al centro dell’agire pubblico la scuola e l’attenzione verso i più piccoli.
Una città che educa è una città che accompagna la crescita, che insegna a stare al mondo, a costruirsi un percorso autonomo e virtuoso.
Una città che educa concepisce la scuola come luogo fondamentale della vita di tutti, sostiene le istituzioni che la rappresentano, entra nei percorsi educativi, li propone e li segue: perché la scuola non è solo di bambini, ragazzi e famiglie, è luogo di riscatto sociale e di programmazione di futuro, di partecipazione e di solidarietà, di costruzione di competenze, abilità e visioni del mondo, di preparazione alle scelte fondamentali.
Una città che educa si prende cura dei fragili, di chi è a rischio di marginalità perché non possiede i mezzi necessari, delle persone con disabilità, di chi rimane indietro.
Una città che educa concepisce la relazione e l’aggregazione come fondamentali, e quindi costruisce luoghi di incontro e di scambio, di accoglienza e di crescita.
Una città che educa è una comunità intera che aspetta, che incontra, che ama, che accompagna, che rende liberi.
6. UNA CITTÀ CHE LAVORA
Vogliamo che Lucera sia una città che fa del lavoro strumento di riscatto, di emancipazione, di felicità, di realizzazione e di libertà.
Una città che lavora mette al centro la persona, le sue aspirazioni, i suoi desideri, la sua dignità e non solamente logiche economiche e di profitto.
Una città che lavora fa della crescita e del benessere di ciascuno risorsa per la tutta la comunità.
Una città che lavora rende liberi tutti perché da valore a tutti e quindi alla comunità: una città da cui non serve più scappare ma che cammina insieme, che sa alzarsi quando cade e gioire dei successi.
7. UNA CITTÀ CHE È DI TUTTI
Vogliamo che Lucera sia una città in cui le risorse pubbliche siano davvero di tutti.
Una città che è di tutti guarda con intelligenza e rispetto ai servizi pubblici essenziali, dall’ambiente ai beni culturali, dall’urbanistica al patrimonio, rende i cittadini partecipi dei processi di gestione, li coinvolge, li aiuta a sentirli propri.
Una città che è di tutti valorizza quello che ha, quello che i nostri padri e le nostre madri ci hanno consegnato, lo cura e lo riconsegna ai figli che verranno.
Una città che è di tutti ha un’idea di futuro che non è di pochi ma di molti, una città di cui sentirsi fieri perché si è protagonisti.
8. UNA CITTÀ CHE RISPETTA
Vogliamo che Lucera sia una città in cui la sostenibilità ambientale, la vivibilità e la cura dei beni e del paesaggio siano il faro dell’azione collettiva.
Una città che rispetta cammina con il passo giusto, quello della vita, quello che non affanna ma fa arrivare lontano.
Una città che rispetta è una città che non spreca, che fa delle proprie enormi risorse ambientali, storiche e culturali un motivo di vanto e di responsabilità.
Una città che rispetta coltiva la bellezza come modello e virtù su cui fondare la vita, le relazioni, il futuro di una comunità in grado di sentirsi parte di una storia straordinaria.
9. UNA CITTÀ CHE RESTA
Vogliamo che Lucera sia un luogo in cui restare o andar via non sia un obbligo, ma che dipenda dalle proprie legittime aspirazioni di vita.
Una città che resta è una città da cui non si scappa.
Una città che resta è una città che si pone quotidianamente il problema del futuro di tutti, che costruisce percorsi in cui ciascuno possa radicare la propria vita, coltivare le ambizioni, realizzare i sogni.
Una città che resta è una città in cui è bello vivere, una città a cui si vuole bene, una città che ci rende pienamente quello che siamo.
Silvana Amorico, Veronika Badanesi, Alisia Basile, Giancarlo Benevento, Stefania Benevento, Laura Bonghi, Marianna Bonghi, Nives Borrelli, Francesco Caliano, Lucia Carnevale, Carla Casiero, Paola Caso, Antonio Catapano, Francesca Catapano, Raffaele Checchia, Michele Clemente, Giovanni Clemente, Valeria Costa, Marida D'Orta, Gianluca De Biase, Antonio De Sabato, Ivana De Sabato, Milena De Troia, Vincenzo De Troia, Giuseppe De Troia, Giulio De Troia, Nicola De Troia, Raffaele De Vivo, Maria Del Vecchio, Alfonso Di Gioia, Roberto Di Giovine, Marco Di Sabato, Marco Esposito, Nicola Faccilongo, Beatrice Fuiano, Giuseppe Garavelli, Rodrigo Giordano, Giuseppe Goffredo, Dino Grasso, Gianluca Grieco, Alberto Herraiz, Giorgia Jashn Tirgan, Pouria Jashn Tirgan, Michele Lombardi, Michele Maggi, Adelia Mazzeo, Mario Monaco, Pasquale Morelli, Agostino Napolitano, Danila Paradiso, Luigi Patricelli, Costantino Postiglione, Isabella Potito, Marcello Preziuso, Giorgio Preziuso, Fabiola Repola, Anna Schiavone, Angela Maria Schiraldi, Giulia Scioscia, Federica Spada, Roberta Spadoni, Mario Tibelli, Marco Torinello, Angelo Tortorella, Lara Viola, Federico Viola
 
 
 

 


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